ATLANTE DEGLI ABITI SMESSI di Elvira Seminara

Atlante degli abiti smessi è una poesia lunga quasi duecento pagine. Elvira Seminara ci regala una storia al femminile intima, delicata quanto impetuosa ma soprattutto molto inusuale: il vademecum di una madre alla figlia su ante e tessuti, bellezza e sentimenti.

Eleonora fugge a Parigi, lì dove qualche decennio prima era stata felice, città che “sembra offrire a chiunque un sacco di vite di scorta“. L´ex marito è morto, il rapporto con la figlia Corinne si è rotto. È a lei che Eleonora scrive una lunga lettera, un inventario degli abiti lasciati negli armadi della casa di Firenze, per rimettere mentalmente ordine tra le ante e dentro il cuore.

Ci sono i “vestiti che hai paura a rimettere, perché quel giorno sei stata così felice“, i “vestiti azzurri, [che] non bastano mai“, quelli “ancora più azzurri. Fanno pensare alle donne di Vermeer“, e ancora “vestiti elfi. Che non trovi in nessun posto quando li cerchi. Ma poi rispuntano beffardi come se niente fosse“, “vestiti dalla voce allegra. […] Ne avevo uno nero coi pois gialli a cascata che aveva un tono irresistibile, una voce che in strada faceva voltare tutti gli altri vestiti“. E però ci sono anche questi:

Vestiti che non puoi sfilarti anche quando li togli, o fai la doccia, quando li regali o butti via. Forse perché non li hai mai amati veramente, solo indossati per narcisismo, trattenuti per abitudine. Stai attenta, bambina mia, a quel momento, che può arrivare per tutte, in cui ci trasformiamo in un vestito. Che riveste, per giunta, il corpo di un altro.

Gli abiti racchiudono in sé esperienze ed esistenze. Non c´è da stupirsi, quindi, che l´elenco si faccia sin da subito memoria e confessione e che gli abiti di Eleonora si intreccino coi suoi ricordi e gli appunti del suo presente.

Perché vita e armadi hanno molto in comune — sorprese, segreti, strappi. Ma gli strappi si possono ricucire? In fin dei conti, questo è più di tutto il racconto di un dolore, quello di una madre che sente pesare il vuoto dell´assenza della figlia. Di una madre che non conosce vittimismo, che non nega nulla di ciò che stato ma anzi reagisce raccontando di sé, con una leggerezza invariabilmente venata di malinconia.

Colpa mia. Avevo fatto un uso imprudente, sconsiderato della felicità. L´avevo usata tutta, persino sprecata, lasciata scorrere quando abbondava, senza frenarla, raccoglierla, filtrarla. E invece mettine un po´ da parte, travasa in piccoli contenitori e chiudili, fai conserve per quanto arriva il freddo. Scrivici sopra la parola chiave, data e luogo. […] Controlla ogni tanto che siano sempre lì, togli la polvere, dai un´occhiata dentro. Lo spreco — lo capisci dopo — è una funzione della giovinezza.

La scrittura di Elvira Seminara conquista: una scrittura elegante, ricercata ed altamente evocativa, pur nella sua immediatezza e freschezza.

Un libro per tutte le donne (ma anche per gli uomini, perché no). Per quelle che già hanno “misericordia coi vestiti“, per quelle che ancora ne sono sprovviste ma che, grazie a questo piccolo gioiello, la impareranno.

(P.S.: Le mie nonne sono sarte, mia madre mi ha insegnato a trovare me stessa dentro al guardaroba. Ecco, i vestiti di Atlante degli abiti smessi ci sono quasi tutti nel mio armadio ed è stato emozionante riconoscerli.)

978880622664GRATitolo: Atlante degli abiti smessi

Autore: Elvira Seminara

Pagine: 186

Editore: Einaudi

Prezzo: € 17,00

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