BEATI SCARAFAGGI di Andrea Scarscelli

Ho fatto un’eccezione, in onore del mio primo amore: Franz Kafka. È principalmente in sua compagnia che ho trascorso gli  anni turbolenti della mia adolescenza, è grazie a lui se oggi sono la lettrice che sono. Ho fatto un’eccezione, dicevo, leggendo Beati scarafaggi di Andrea Scarscelli. Gli scarafaggi del titolo — come non pensare, appunto, a Gregor Samsa? — hanno avuto la meglio… fino a un certo punto, però.

L’autore mi contatta, poco tempo fa, dicendomi che avrebbe avuto piacere di inviarmi il suo libro, uscito da poco per Habanero Edizioni. Cercando informazioni in rete per capire se avrebbe potuto interessarmi, noto che, in tutti gli store online, la sua raccolta di racconti risulta essere pubblicata da Erga Edizioni, editore a pagamento. Gli chiedo spiegazioni, sottolineando che non leggo né recensisco libri editi (stampati?) da editori a pagamento — e se mi perdo dei capolavori, pazienza —, e Scarscelli, con molta gentilezza e serietà, mi chiarisce la situazione.

Le mie perplessità non vengono sedate, anzi: Habanero è un’associazione culturale che si appoggia, per la stampa e la distribuzione dei suoi libri, alla Erga Edizioni. I libri di Habanero, “per ragioni pubblicitarie”, recano anche il logo di Erga. Ed è Erga a risultarne formalmente editore. La circostanza è tanto più curiosa se si considera che, in questa intervista, uno dei fondatori di Habanero, interpellato a proposito dell’editoria a pagamento, afferma di “pensarne ogni male“.

Io, che ne penso sul serio ogni male, ho tuttavia deciso di mettere da parte le mie riserve sull’editore e stare a vedere cosa avevano da raccontarmi questi scarafaggi. Perché, lo ammetto, ero segretamente convinta che questo libro mi avrebbe colpita favorevolmente. Non è successo, e questo mio “esperimento” conferma una serie di cose: che non ci si improvvisa editori, che quando c’è di mezzo l’EAP (più o meno direttamente) è meglio tenersi alla larga, che ogni autore deve fare i conti con il fatto di aver pubblicato con un dato editore.

I dieci racconti che compongono Beati scarafaggi sono surreali ma, a mio avviso, non grotteschi ed assolutamente non rievocativi di atmosfere kafkiane: splatter è la parola giusta per definirli. Ma, su questo, de gustibus; probabilmente sono stata la lettrice sbagliata.

Di certo, bisogna dare merito all’autore — giovane, ma evidentemente maturo — di aver affrontato temi sociali molto attuali, svelato le brutture e gli spaventosi eccessi del mondo d’oggi… eh sì, beati gli scarafaggi, se questo è l’uomo! Scarscelli, al di là delle preferenze personali di genere, ha lanciato un messaggio importante ed in maniera originale, ha senz’altro delle potenzialità.

Il suo lavoro, per come la vedo io, sarebbe stato un’ottima base, che avrebbe potuto e dovuto essere migliorata e valorizzata dall’editore per creare un testo di qualità. Tutto quello che fa una casa editrice è metterci un logo — in questo caso due — in copertina? Perché, anche mi dicessero che ci è passato un editor tra quelle pagine, non ci crederei. Ormai è abitudine diffusa, anche per i grandi gruppi editoriali, editare coi piedi, ma questo è davvero il peggio che io abbia mai visto. Carenza cronica di virgole; refusi e ripetizioni, frasi brutte (scusatemi, ma non so davvero come altro definirle) ma, soprattutto, errori ortografici a iosa. Sta volta, sta sera, fin che, da (voce del verbo dare) la prima volta possono passare per refusi; la seconda, la terza e la quarta non più. Per non parlare di Buddah e del maglioncino (o era una sciarpa?) di khasmire.

Insomma, quando leggo un libro mi aspetto tutt’altra qualità e cura del testo; sia da parte dell’autore, che da parte dell’editore: anzi, soprattutto da parte dell’editore (nessun manoscritto arriva perfetto, l’editore è lì per questo). Perciò, nonostante io riconosca interessanti i contenuti, non me la sento di consigliare la lettura di Beati scarafaggi. Perché un libro non è solo “la storia”, ma mille altre cose. E da alcune di queste proprio non si può prescindere, se non altro per il rispetto che si deve a chi poi, magari, spende dodici euro per acquistarlo.

Errata corrige del 31/08/2014: mi comunica l’autore che ciò che ho letto è il manoscritto originale e che i refusi a cui faccio riferimento non sono presenti nel cartaceo pubblicato. A quanto pare, il cartaceo pubblicato presenta comunque dei refusi, però diversi — fantastico, quelli di Habanero si son proprio impegnati.

 

Beati_scarafaggi_537fbc38ca533Autore: Andrea Scarscelli
Pagine: 150 pagine
Editore: Habanero/Erga
Prezzo: € 12,00

4 risposte a “BEATI SCARAFAGGI di Andrea Scarscelli”

  1. Gentile Elisa,
    anche io ho letto il libro “Beati scarafaggi” dopo aver assistito a una presentazione.
    Certo, il lavoro non è perfetto, ci sono alcuni difetti legati all’editing, però dal punto di vista dei contenuti, dei quali hai a mala pena accennato (tanto che non sono sicuro che tu abbia interamente letto il testo), presenta spunti di riflessione interessanti. Credo tu ti sia avvicinata al libro partendo dai presupposti sbagliati, pensando di ritrovare atmosfere kafkiane fuorviata dal titolo, come se solamente Kafka avesse mai scritto di scarafaggi. Per quanto mi riguarda, volendo essere puntigliosi, alcuni racconti di Kafka si avvicinano molto al genere che tu hai “cinematograficamente” chiamato “splatter”, uno in particolare è “Nella colonia penale”.
    L’aspetto della recensione che mi ha infastidito maggiormente è stato l’arroganza con la quale ti sei posta nei confronti dell’autore e dei potenziali lettori, quasi come se fossi un’insegnante di italiano con decenni di esperienza alle spalle, mentre tu e Scarscelli siete pressoché coetanei. Discutibile il fatto che tu abbia strumentalizzato la recensione del libro per lanciare un’invettiva contro le case editrici a pagamento: impostando il 90% dell’articolo come critica dell’editoria contemporanea (che non ha nulla a che vedere col libro in sé). Per quanto mi riguarda questa non si può definire propriamente una recensione letteraria, dal momento che non hai affrontato minimamente i contenuti, la trama e lo stile del libro. Se non conoscessi già l’opera, leggendo questo articolo, non sarei in grado di decidere se comprarlo, mi rimarrebbe solo un monito ad allontanarmi il più possibile dalla casa editrice (e probabilmente questo era il tuo obiettivo).
    Ho trovato veramente di cattivo gusto i tuoi commenti sull’ortografia e la sintassi del testo, quando tu stessa – e io stesso – commetti alcuni errori anche abbastanza grossolani (iniziare le frasi con una congiunzione, inserire una pausa forte fra soggetto e verbo o fra complementi di uguale natura, ecc.).
    Alla fine del tuo pezzo scrivi: “un libro non è solo la storia, ma mille altre cose” tuttavia, per come la vedo io, la letteratura è soprattutto concetti e punti di vista sul mondo: le virgole si possono aggiungere, le idee no.
    Chiaramente sei libera di criticare qualsiasi libro (in fondo, il blog è tuo) però secondo me dovresti concentrati maggiormente sulla sostanza e meno sulla forma.
    Saluti

    1. Elisa Gelsomino dice: Rispondi

      Salve Mario,
      grazie per il commento.
      Innanzitutto, non ci sono “alcuni difetti legati all’editing”: l’editing è del tutto assente (gli errori che ho riportato ne sono la dimostrazione, al di là di ogni mia considerazione personale). Mi sembra quasi ridicolo farti notare che tra un errore (scrivere sta sera o Buddah) e una scelta stilistica (iniziare una frase con una congiunzione) ce ne passa.
      E’ vero, avrei potuto approfondire maggiormente i contenuti della raccolta, ma ho cercato di non fermarmi solamente al libro ed articolare una riflessione più ampia. Scarscelli il suo ce l’ha messo, l’editore il suo no… perché quindi non parlarne? Anzi, secondo me il problema più grosso di “Beati scarafaggi” è proprio il suo editore – ché in mano ad altri ne sarebbe uscita una raccolta molto più convincente.
      La definizione “splatter” non era dispregiativa, solo particolarmente calzante. Proprio non convidido questa stessa definizione per “Nella colonia penale”, in cui la violenza è presente ma di certo non come vuole lo splatter (altrimenti, secondo questo principio, sarebbe splatter anche un saggio sulle torture dell’Inquisizione…).
      Forse non hai mai avuto occasione di leggere una recensione arrogante, in cui l’autore viene preso “a pesci in faccia” senza andare troppo per il sottile; sono convinta di non aver mancato di rispetto all’autore. Credo invece, sempre parlando di rispetto, che la nostra società debba un po’ più di considerazione ai suoi giovani: il fatto che sia io che Scarscelli siamo under 30 non significa nulla. Avessimo avuto entrambi 45 anni lo avresti precisato? Esattamente perché la mia e la sua età avrebbero dovuto influire sulla mia recensione? Non sarò un’insegnante di italiano (nemmeno ho mai voluto esserlo, peraltro), ma sono una persona – ed una redattrice – seria e credibile.
      Magari questa non è una recensione in senso stretto, hai ragione; sul mio blog cerco di non fermarmi alle recensioni “canoniche” con trama-autore-stile-giudizio con stelline. Se tu non conoscessi l’opera ma ti fidassi del mio giudizio, probabilmente il libro non lo acquisteresti.
      Certo, le idee non si possono aggiungere, mentre le virgole sì… ma io voglio le idee E le virgole. E non mi sembra sia chiedere troppo, visto che stiamo parlando di letteratura.
      Saluti a te, buona domenica.

      1. Buongiorno Elisa,
        leggendo l’errata corrige ho finalmente capito il problema, abbiamo visionato due testi diversi.
        Verrebbe dunque da chiedersi che senso abbia questa recensione, se riferita ad un testo che non esiste. Indipendentemente da ciò, al di là della questione “refusi”, credo che questa recensione sia sostanzialmente sbagliata dal punto di vista della comprensione del testo. Quando si recensisce un libro bisogna avere le capacità e le competenze per ricostruire il percorso artistico, in questo caso letterario, dell’autore che l’ha creato. Sempre, anche quando il libro è brutto. Bisogna sempre sapere da dove si parte e dove si vuole arrivare. In questo caso, come ti avevo già scritto, parti da un presupposto errato, aspettandoti atmosfere kafkiane inesistenti. Il tuo approccio al lavoro è stato estremamente superficiale e semplicistico (racconti surreali più scarafaggi uguale Kafka). Questo errore, per chi si occupa di recensire, credo sia molto grave, dal momento che l’intera “impalcatura” del tuo commento sulla trama si basa quasi unicamente sul fatto che non sono racconti kafkiani: “non grotteschi ed assolutamente non rievocativi di atmosfere kafkiane”. Non grotteschi? Spiegaci il perché.
        Non so se l’autore si sia sentito mancare di rispetto o meno, ma io ho percepito dell’arroganza nelle tue parole. Se non era volontaria, tanto meglio. Ho voluto precisare il fatto che tu e l’autore siete coetanei per consentire ai lettori di “tarare” la tua recensione e dare il giusto peso all’atteggiamento paternalista che hai utilizzato.
        È grottesco (questo sì) che sconsigli un libro che tu stessa definisci interessante, perché l’editing non è all’altezza. Come se, tra l’altro, fosse colpa dell’autore. In questo senso, non so quanto tu conosca il mondo dell’editoria indipendente.
        Per tutte queste ragioni, tanto più considerato il fatto che non hai letto la versione pubblicata, credo che dovresti rivedere il lavoro. Scrivere una recensione “vera” sul libro, spiegare ai lettori di cosa parla dal punto di vista tematico (spiegare se ti è piaciuto o meno il modo in cui un certo tema è stato affrontato, ad esempio) e poi, in un altro articolo collegato, indicare tutte le tue perplessità sulle EAP e sull’editing (assolutamente più che condivisibili). Questo, a mio avviso, sarebbe un agire serio e credibile. Questo, a mio avviso, vuol dire essere dei recensori autorevoli, in grado di interpretare e analizzare criticamente un testo.
        Il tuo lavoro attuale è solo una brutta strumentalizzazione di un libro che non approfondisci mai e di cui non dici praticamente nulla. Concludendo, ci tengo a precisare che mi sono preso la briga di scriverti non per dar fastidio, ma perché credo tu sia una ragazza intelligente. In altre recensioni hai fatto diverse osservazioni brillanti, per questo sono un po’ amareggiato per la sterilità di questo lavoro. Se non conoscessi l’opera e mi fidassi del tuo parere, mi sarei perso un buon libro.

        P.s. Non sono assolutamente d’accordo sul fatto che “iniziare una frase con una congiunzione” sia una scelta stilistica. È un errore di sintassi. Può essere ritenuta una scelta di stile in un testo narrativo, ma non certo in un testo di commento di un’opera letteraria.

        Non ho altro da aggiungere. Ti auguro buon lavoro e buone cose
        Saluti

        1. Elisa Gelsomino dice: Rispondi

          Salve Mario!
          Abbiamo visionato lo stesso testo con REFUSI DIVERSI, non due TESTI DIVERSI: il succo della questione rimane invariato e le mie opinioni non perdono di senso.
          Non basta che l’idea alla base di un libro sia interessante per avere un testo interessante, mi sembra ovvio. Se tu, al contrario di me, hai molto apprezzato Beati scarafaggi, sono contenta per te e ancor più per l’autore.
          Per quanto riguarda i miei lettori, ti assicuro che sono in grado di “tarare” autonomamente le mie recensioni ed i miei atteggiamenti, grazie per l’interessamento.
          A tutto il resto, direi che ho già risposto o non c’è bisogno che io risponda. La mia recensione sarà sterile, ma questa discussione – permettimi – lo sta diventando ancora di più…!
          Tanti saluti e buone letture!

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