Dalle colline piemontesi ai ciliegi dell’Altes Land: la crudeltà delle radici

È troppo ardito accostare un classico della letteratura del Dopoguerra come La luna e i falò di Cesare Pavese al recente bestseller tedesco Il paese dei ciliegi di Dörte Hansen?

Ho letto quest’ultimo nella versione originale tedesca e mi sono molto stupita nello scoprire, a lettura ultimata, che effettivamente già esisteva in traduzione italiana. Lo avrei visto molto bene nel catalogo di Keller, di Iperborea, e invece lo ha pubblicato Salani e questo, forse, c’entra qualcosa col fatto che il romanzo sia passato quasi in sordina in Italia e non abbia avuto nemmeno l’ombra del meritato successo ottenuto altrove.

Insomma, ho letto Pavese e Hansen uno di seguito all’altro e, sì, si tratta di due libri profondamente diversi. Eppure la chiave di tutto mi pare sia riassumibile da un lato in una certa idea – dolorosa, per lo più – di patria, di casa, di radici, che si respira in entrambi i romanzi, dall’altro nella comune ambientazione rurale.

Le colline di Santo Stefano Belbo sono il luogo in cui Anguilla è nato, bastardo, e cresciuto – e sono il luogo in cui, all’indomani della Liberazione, ritornerà dopo molti anni trascorsi in America. Vera invece, dopo essere fuggita dalla Prussia Orientale appena prima dell’arrivo dell’Armata Rossa, è approdata da profuga insieme alla madre – che poi la abbandonerà – nell’Altes Land e lì rimane per tutta la sua vita, nella stessa casa che all’inizio così malvolentieri la ha accolta.

L’Altes Land è la rigogliosa zona di frutticultura (specialmente mele) nei pressi di Amburgo, sulle rive dell’Elba.

La campagna è il luogo immobile, arcaico, dove il tempo sembra non scorrere mai e dove la natura fa il suo corso, dove le stagioni si ripetono tra lune e sbocciare di ciliegi:

Era strano come tutto fosse cambiato eppure uguale. Nemmeno una vite era rimasta delle vecchie, nemmeno una bestia; adesso i prati erano stoppie e le stoppie filari, la gente era passata, cresciuta, morta; le radici franate, travolte in Belbo – eppure a guardarsi intorno, il grosso fianco di Gaminella, le stradette lontane sulle colline del Salto, le aie, i pozzi, le voci le zappe, tutto era sempre uguale, tutto aveva quell’odore, quel gusto, quel colore d’allora.

Ma la campagna è anche il luogo della decadenza. Lo dimostra la disperazione dei contadini piemontesi che incontra Anguilla, lo dimostrano il giardino abbandonato, la grande casa fatiscente di Vera. La vita in campagna è una lotta, una sfida che qualcuno accoglie volentieri e alla quale qualcun altro soccombe.

Quello di Anguilla è un ritorno alle radici, in America non c’erano quei campi, quei vigneti, quella luce:

Un paese di vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

Anguilla sa bene dove stanno, le sue radici. Nel caso di Vera, invece, è la loro mancanza a condizionarne l’esistenza e a trasformare un vuoto immenso in un attaccamento quasi patologico a quello che è diventato il suo mondo, ma che in realtà non lo sarà mai per davvero. Vera, che rifiuta le sue radici, si troverà a fare i conti con la propria storia familiare quando arriverà un’ospite inattesa, Anne, che invece ne è alla ricerca proprio in quel piccolo paesino dell’Altes Land. Anne ha difficoltà lavorative e familiari, non trova altra via che provare a ricominciare, cambiare direzione. Lentamente anche la vita di Vera prende un’altra piega: la vicinanza, la condivisione, l’affetto sciolgono il ghiaccio che si è accumulato dentro di lei in tanti anni di solitudine.

Ma le radici sono crudeli perché impongono anche di interrogarsi sul passato, di confrontarcisi presto o tardi: Anguilla ricorda il fascismo e la Resistenza, nuove sconvolgenti rivelazioni lo attendono. I traumi di Vera sono pure molti, vissuti in tenera età e perciò ancor più difficili da superare.

Anguilla e Vera hanno un ulteriore punto in comune. Entrambi non hanno una vera famiglia, tutti i personaggi che ruotano attorno a loro vengono tenuti più o meno a distanza ad eccezione di Nuto, amico e “maestro” di Anguilla, e del padre adottivo di Vera, a cui manca qualche rotella e che la notte rivive invariabilmente l’incubo del fronte durante la Seconda guerra mondiale.

Il disperato tentativo di fare pace con la propria patria, col luogo fisico ed emotivo da cui si proviene, condiziona le scelte di Anguilla e Vera, personaggi così umani, in fondo così simili. Il viaggio di Anguilla continuerà, probabilmente. Vera invece ha acconsentito a far ristrutturare la sua casa, che è un’entità quasi viva e segue le evoluzioni della sua abitante, che lì trova finalmente pace. Ognuno sembra infine aver trovato la propria via.

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Cesare Pavese, La luna e i falò, 208 pagine, Einaudi

Dörte Hansen, Il paese dei ciliegi, titolo originale Altes Land, trad. Umberto Gandini, 288 pagine, Salani

VIVERE ALTROVE di Marisa Fenoglio

Marisa Fenoglio, sorella del più celebre Beppe, ha scritto ormai vent’anni fa il romanzo autobiografico Vivere altrove (Sellerio), diventando un’esponente di rilievo della letteratura interculturale in Germania – o, come viene spesso provocatoriamente denominata, della Gastarbeiterliteratur.

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Sie breve e arguto – Cees Nooteboom

Ho scoperto Cees Nooteboom solamente qualche mese fa, venendo per puro caso a conoscenza della sua passione per Eugenio Montale, ed è stato colpo di fulmine.

Gran parte della sua produzione è stata tradotta in Italia da Iperborea, che dal 2000 ad oggi ha pubblicato in media un libro di Nooteboom ogni due anni: gli ultimi sono stati Le volpi vengono di notte, Tumbas. Tombe di poeti e pensatori e, nel 2017, Cerchi infiniti. Viaggi in Giappone (che non ho letto ma leggerò di certo, almeno i primi due). Nel 2016, inoltre, Einaudi ha accolto nella sua serie bianca la silloge Luce ovunque (2012-1964).

Insomma, l’autore olandese sembra godere da tempo di un certo riconoscimento anche in Italia – a differenza del suo connazionale, altrettanto bravo, Harry Mulisch, di cui ho parlato qui.

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LE ASSAGGIATRICI di Rosella Postorino

È uscito il nuovo numero di Magma, il magazine per gli italiani in Germania. Come sempre, vi racconto un libro: questa volta tocca al bellissimo Le assaggiatrici di Rosella Postorino.

Qui potete sfogliare l’intero numero di Magma gratuitamente in digitale, mentre per richiedere una copia cartacea potete scrivere a redazionemagma@gmail.com.