COME FOSSI SOLO di Marco Magini

L’esordio di Marco Magini, Come fossi solo, finalista al Premio Calvino 2013 e candidato per Giunti Editori al Premio Strega 2014, ripercorre il più grande crimine avvenuto in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale: la strage di Srebrenica, avvenuta in ex Jugoslavia nel 1995.

La fascetta è un accessorio che trovo, tendenzialmente, odioso ed inutile. Ma, questa volta, un senso ce l’ha. Perché recita: «Srebrenica 1995: ma noi dove eravamo?»

Domanda più che legittima, mi pare. Nemmeno vent’anni fa, dall’altra parte dell’Adriatico, una guerra fratricida portava all’uccisione, in pochi giorni, di 8-10.000 musulmani bosniaci da parte dell’esercito serbo.

Tra quei soldati c’era anche Drazen Erdemovic, protagonista del romanzo, che racconta la vicenda affiancato da altre due voci, quella di un casco blu olandese e di un giudice internazionale: ma questa è un’altra storia, e la trovate qui nella mia recensione per Il Club del Libro.

Invece, ciò che vorrei fare in questo mio spazio personale è riflettere davvero sul ma-noi-dove-eravamo.

Io, ad esempio, mentre a Srebrenica si massacravano civili, avevo appena compiuto sette anni e mi trovavo in Emilia Romagna, come ogni estate. Già da qualche anno capitava che passassero aerei militari sopra le nostre teste. Ed io chiedevo a mia madre dove erano diretti, e lei mi spiegava che dall’altra parte del mare c’era una guerra, ed io avevo paura. Pensavo a quanto dev’essere brutta una guerra (un po’ già la conoscevo, attraverso i ricordi dei miei nonni), pensavo ai bambini come me che la stavano vivendo. Ma poi, passato lo spavento, ricominciavo a costruire castelli di sabbia.

Dieci anni dopo, nella primavera del 2005, fui scelta per partecipare ad un progetto dell’Unione Europea ed andai in Slovenia, dove si svolgeva un campus internazionale con ragazzi provenienti da tutta Europa. Anche da quel pezzo d’Europa che aveva visto la guerra. C’era un abisso, tra “noi” e “loro”. Avevano una serietà ed una tristezza nello sguardo — anche quando ridevano, anche quando sembravano divertirsi —, che erano un pugno nello stomaco: in quegli occhi c’era tanto, tutto, troppo. Quegli occhi non li ho più dimenticati.

Sono stati gli occhi di un ragazzo kosovaro, che aveva la mia età ma dimostrava il doppio dei suoi anni, a riemergere prepotentemente nella mia memoria, ancora dieci anni dopo, quando ho visto la copertina di Come fossi solo. Non potevo, evidentemente, non leggerlo.

Ma-noi-dove-eravamo. Sembra retorica, di fronte a eventi di tale portata, porsi un simile interrogativo. Se si scava nelle proprie coscienze, si comprende però quanto non dimenticare — frase inflazionata, lo so, ma la cortissima memoria storica dell’uomo è un dato di fatto —, quanto l’impedire, ciascuno nel proprio piccolo, che simili errori/orrori si ripetano, non è retorica ma, molto più semplicemente, necessità. E leggere questo romanzo va senz’altro in questa direzione.

Se un libro potesse avere colonna sonora, Come fossi solo per me avrebbe questa: il Concerto in La minore op. 129 per violoncello di Schumann. Buon ascolto, e buona lettura.

 

come-fossi-solo-copAutore: Marco Magini
Titolo: Come fossi solo
Pagine: 224
Editore: Giunti
Prezzo: € 14,00
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2 risposte a “COME FOSSI SOLO di Marco Magini”

  1. […] romanzi come da un po’ non ne leggevo  — Come fossi solo di M. Magini (qui e qui) e Il tempo bambino di S. Baldelli (qui). Pensavo di andare abbastanza sul sicuro con La mia Londra […]

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