E la Pasqua si avvicina…

Non mi piacciono  le etichette, e questa è la prima volta che mi definisco apertamente vegetariana. Non rientra nel mio modo d’essere rompere le scatole al prossimo, cercare di fargli cambiare idea, ergermi a giudice dei comportamenti altrui. Ho rispetto, sempre e comunque, e sono una grande sostenitrice del “non sono d’accordo con ciò che dici, ma darei la vita affinché tu possa dirlo”. Però. C’è un però.

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Vignetta di Dino Manetta

Il però sono gli 800.000 agnelli che vengono uccisi solamente nel periodo pasquale ed i milioni e milioni di animali macellati ogni anno.

Non intendo interferire con le scelte di ciascuno — e, d’altronde, non penso che un semplice post nel mio sito possa farlo —, ma c’è un confine per cui il rispetto dell’idea altrui non può vedermi spettatrice di spaventose ecatombi quotidiane: voglio fare la mia parte.

Sono vita, sono cuccioli quelli agnelli che mettiamo a tavola cotti a puntino per il pranzo di Pasqua. Lo sento fin dentro le ossa, che un agnellino è tale e quale a mio figlio. E se mi avessero tolto mio figlio a un mese per ammazzarlo, farlo a pezzetti, venderlo e farlo mangiare a una famiglia di elefanti (ops, gli elefanti sono vegetariani… sai com’è, a mangiar foglie di lattuga si deperisce) io mi sarei di certo lasciata morire. Mi fermo, per non farmi dare della patetica.

Ma pensateci, giusto un attimo. E, se non avete figli, pensate al vostro cane, che magari in Cina sarebbe stato fatto a spezzatino (e vi indignate, scommetto, del fatto che in Cina mangino i cani).

Perché ci sentiamo così superiori da uccidere ed usare, senza alcun rimorso, altri esseri viventi per la nostra vanità o per la nostra gola? Ecchecavolo, esistono i tessuti sintetici ed i cosmetici cruelty-free, esiste la crema al cioccolato fondente.
Non è questione di leoni e gazzelle, qui.

Informiamoci, è l’unico modo per capire. Cerchiamo di andare oltre ciò che da sempre siamo stati abituati a fare, chiediamoci un paio di perché. Ho lanciato un sassolino, e spero che qualcuno lo afferri al volo: il mondo, prima o poi, potrebbe davvero diventare migliore, per tutti.

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