Giornata della Memoria – La storia di Roby

stolpersteineMi ero da poco trasferita in Germania quando in un giorno di sole, passeggiando, notai un luccichio tra la pavimentazione stradale. Mi avvicinai e vidi che, al posto di una mattonella, c’era una lastra di ottone 10 x 10 centimetri con alcune parole incise. Curiosa, lessi: il cuore mi si fermò.
Appena arrivata a casa, cercai subito notizie in internet e scoprii che quella no, non era affatto l’unica: le Stolpersteine (“pietre d’inciampo”) si trovano un po’ dappertutto in Europa e l’ideatore del progetto, Gunter Demnig, le appone tutte personalmente (andate a curiosare nel sito ufficiale).
Iniziò così una ricerca per le vie della mia città, a leggere ogni Stolperstein, a fermarmi il cuore troppe volte. Finché un giorno non mi si spezzò e ne uscirono tante lacrime e tanta rabbia. Fu davanti alla Stolperstein di Roby.


Roby è il diminutivo di Robert, nome giudicato forse troppo serio per un bambino.
Non sappiamo nulla del suo aspetto né del suo carattere, ma quel che è certo è Roby è nato nel momento sbagliato, nel posto sbagliato.
Non servono data e luogo, basterà dire che sua madre aveva una stella gialla cucita sul cappotto; basterà dire che il negozio di scarpe di sua nonna era stato completamente distrutto, poco più di un anno prima, durante la Notte dei Cristalli.
Devono essere state donne coraggiose o, più semplicemente, erano troppo spaventate: immaginatevi una nonna, una mamma ed un bambino che scappano e si rifugiano in Olanda, ad Amsterdam.
Ma non è stato sufficiente andar via, non è stato sufficiente spostarsi di qualche centinaio di chilometri ad ovest. Quella nonna, quella mamma e quel bambino erano colpevoli di esistere.
Internati nel campo di transito di Westerbork, dopo un paio di giorni ha avuto inizio il loro viaggio verso Auschwitz. Sappiamo le condizioni disumane – ma cosa c’era di umano, in ciò che è accaduto in quegli anni? – di quel viaggio, sappiamo come funzionava la selezione all’arrivo. Roby, come tutti i bambini, viene messo dal lato degli inabili al lavoro. E questo significa una cosa sola: Zyklon B.
Roby è morto lo stesso giorno della madre, il 3 settembre. Mi piace pensare che non sia un caso: mi piace pensare che una madre abbia deciso di morire insieme al suo bambino, stringendolo tra le sue braccia per non fargli provare paura. Mi piace pensare che Roby sia morto sereno, nella sua innocenza ed ingenuità.
Roby, nella sua breve vita, ha conosciuto solamente l’Inferno. È l’Inferno in cui è nato, è vissuto, è morto.
La sua vita avrebbe potuto essere diversa, se solo fosse nato in un altro posto, in un altro momento. Avrebbe potuto vivere. Sarebbe potuto diventare grande. Avrebbe potuto farsi chiamare Robert.
E invece, oggi, di lui non resta che una Stolperstein che lo ricorda e lo chiama Roby. Roby, e non Robert, perché quando è stato ucciso aveva solo tre anni.

4 pensieri riguardo “Giornata della Memoria – La storia di Roby

  1. Questo è quello che tentiamo di ricordate oggi, con il cuore colmo di lacrime. Ma la cosa che mi dispiace di più e che la storia non insegna. Sfortunatamente altri essere umani, vivono queste condizioni in altre parti del mondo, vivono questo inferno nel luogo dove sono nati…quanto tempo ci vorrà prima che l’essere umano comprenda che non si lotta per i proprio sporchi interessi?
    Non sapevo dell’esistenza di questa stolpersteine, è un mondo per non rimanere in silenzio.

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