Giorno del Ricordo 2014: una riflessione

giorno-del-ricordoOggi è il Giorno del Ricordo, a distanza di un paio di settimane dal Giorno della Memoria. Prima la Shoah, poi le foibe. Un agglomerato di dolore in così poco tempo.
Devo ammettere di essere sempre stata molto critica nei confronti della vicenda delle foibe.

Di certo ha contribuito a questa mia predisposizione d’animo chi, puntualmente, utilizza il Giorno della Memoria per ricordare “anche i nostri“… come se gli ebrei italiani non fossero nostri e come se, in ogni caso, ciò che accade fuori dai nostri confini non ci riguardasse. “Non bisogna ricordarsi solo della Shoah“, dicono questi gran furbi. E infatti, non a caso c’è il Giorno della Memoria E c’è il Giorno del Ricordo: una memoria non esclude l’altra. Fermo restando che, per tutti gli altri stermini che si sono compiuti e si compiono ogni giorno sulla Terra, non basterebbero i 365 giorni del calendario.
Ma è proprio per questo che tali giornate sono così importanti: bisogna fermarsi davvero a riflettere, con convinzione – e, possibilmente, con cognizione di causa –, su cosa hanno davvero significato queste tragedie: nella Storia, ma anche nelle vite dei singoli, che sembrano granelli di zucchero, che sembra siano solo numeri, ma sono tutte preziosissime e tutte non meritavano di venire spezzate.
Sarebbe certo molto, molto meglio che l’uomo finalmente imparasse dal passato e smettesse di commettere brutalità: non ci sarebbe bisogno di istituzionalizzare la memoria ed il ricordo; ma, fintanto che il passato è passato e non si può cambiare, la memoria ed il ricordo devono accompagnarci e farci da monito.
Dicevo, sono sempre stata molto critica nei confronti delle foibe. Ho leggiucchiato qui e là, mi sono informata sulla vita di alcuni “infoibati”, ho cercato di farmi un mio parere al di là di ogni possibile generalizzazione e degli schieramenti del nelle-foibe-ci-sono-finiti-i-fascisti-ben-gli-sta e del vagamente neofascista ricordiamoci-anche-dei-nostri.
Dove mi colloco, quindi? Nella classica via di mezzo. Bisogna comprendere (alt!, non giustificare ma comprendere) che l’odio incanalato nei confronti degli italiani e poi sfociato nelle foibe era in qualche misura dovuto all’atteggiamento che i fascisti (= italiani: brutta cosa la generalizzazione, appunto) avevano tenuto nel confine orientale italiano. E bisogna chiedersi quanto siamo sicuri che ci fossero solo e solamente fascisti nelle foibe, perché la follia umana non credo sappia discernere  con chi prendersela.
Perciò, vi rilancio ciò che scrissi un anno fa nel mio articolo per il Club del Libro sul Giorno del Ricordo, significativamente intitolato Il giorno del ricordo: italiani vittime e/o carnefici? (lo trovate qui).
“Il Giorno del Ricordo è il momento di fermarsi e ricordare ciò che è successo. Inutile, se non addirittura controproducente, fare distinzioni tra vittime e carnefici. Molto spesso, troppo spesso, la storia ha dimostrato che non ci sono solamente vittime e solamente carnefici, ma le vittime diventano carnefici e la fine dei carnefici, prima o poi, è quella di vittime. […] Forse la miglior cosa […] è ricordare sia chi ha perito per mano dei partigiani di Tito, ma anche quanti hanno invece perito, in quelle stesse terre, per mano dei fascisti… il nostro ricordo sarà di certo abbastanza grande per contenerli tutti.”
Ne sono ancora convinta: il nostro ricordo può contenerli tutti.

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