I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER di J.W. von Goethe

Goethe, tra gli scrittori di lingua tedesca, è uno dei miei preferiti. Nonostante questo, non avevo ancora letto una tra le sue opere più conosciute, il Werther. Classico europeo, testo simbolo dello Sturm und Drang… ma io lo metto, a malincuore e con un po’ di vergogna, tra i libri nì.

Sono anni che questo libro è nella mia lista dei libri da leggere. Da un lato mi affascinava la struttura di romanzo epistolare, dall’altro temevo fosse una storia troppo “forte” e ci volesse il momento giusto per affrontarla (ché già ai suoi tempi ci sono stati 2000 “suicidi mimici”…).

La trama è ben nota, perciò non considero spoiler rivelarvi il finale e, soprattutto, non mi dilungherò. Werther si innamora di Charlotte, già legata ad Albert: si strugge d’amore per lei, talmente tanto che, realizzando che non potrà mai averla, si suicida facendosi prestare con una scusa, proprio da Albert, due pistole.

Nella Germania del 1774, Werther scombussolò parecchio gli animi e da alcuni venne pure messo al bando. Oggi, secondo me, Werther ha perso un po’ di smalto (un po’, non tutto: ma un po’ sì).

Grandi riflessioni su Dio, sull’uomo, sulla natura, sulle cose del mondo e, naturalmente, sull’amore. Ciò non toglie, però, che I dolori del giovane Werther sia più che altro il racconto delle pene d’amore di un uomo molto fragile e piuttosto ingenuo, a cui l’amore dà ossigeno per poi toglierglielo − e la sua reazione per me è la resa, per altri la libertà. (Si dice che il Werther contenesse un importante e rivoluzionario messaggio sociale, che in successive stesure è sfumato, spingendo verso “un’interpretazione esclusivamente romantica” del libro. Ecco, appunto.)

Scelta davvero azzeccata quella di far raccontare le vicende direttamente a Werther, attraverso le struggenti lettere scritte all’amico Guglielmo, di cui non si possono leggere le risposte, ma solo intuirle dal contenuto di quelle del protagonista. In questo modo, in effetti, si crea un legame particolarissimo tra Werther ed il lettore: un rapporto intimo, empatico.

Una scelta non casuale, visto che le basi del romanzo nascono da esperienze vissute dall’autore. Karl Wilhelm Jerusalem, suo conoscente, si suicidò con le stesse modalità di Werther anche perché non ricambiato da una donna sposata. Charlotte Buff, invece, fu uno dei grandi amori di Goethe − che la prese in tutto e per tutto a modello della Charlotte del Werther −; anche lei già legata ad un altro. Goethe disse di “aver ucciso Werther per salvare se stesso“, e la forma epistolare era di sicuro la più indicata per togliersi dei fardelli così pesanti dall’anima.

Libro intramontabile, sì, perché l’amore e i sentimenti umani non cambiano mai, è stato un successo già alla sua uscita. Addirittura Napoleone lo amava e lo portava sempre con sé.

Io, al massimo, lo rileggerò tra qualche anno per capire se la prima impressione è stata quella giusta o meno. Sono sorpresa dal mio giudizio, ma non l’ho trovato così unico, così un capolavoro, e mi viene il dubbio di essermi persa io qualcosa (forse è così, o forse è che Goethe suscita un timore reverenziale tale che nessuno osa, neppure oggi, dire che ha scritto di meglio del Werther).

Ma io, in effetti, non sono Napoleone.

copertina-wertherAutore: J.W. von Goethe
Titolo: I dolori del giovane Werther
Pagine: 160
Editore: Giunti Demetra
Prezzo: € 3,89 (cartaceo); € 0,49 (e-book edito da E-Text)
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