Il gabinetto degli scrittorrori: il professionista

Igabinetto_logol mio gabinetto degli scrittorrori sembrava ormai finito in un buco nero, l’ultimo aggiornamento risale a ottobre. Ma, visto che materia prima ce n’è sempre in abbondanza, ogni tanto tocca regalare un rotolo di carta igienica-grattugia.

Agli scrittori, ad un certo punto, tocca inventarsi un lavoro che permetta loro di pagarsi l’affitto (o la pubblicazione del prossimo libro, a scelta): un lavoro tipo l’impiegato, l’astronauta, il panettiere fa, però, così poco intellettuale… ecco, dunque, che lo scrittorrore diventa un professionista del settore.

Certo, perché mi pare evidente: se hai pubblicato due libri − magari due sillogi, che fa fine e non impegna, ché ormai coi versi liberi siamo tutti bravi a scrivere i pensierini delle elementari andando a a capo ad minchiam −, sei uno scrittore. (Se li hai pubblicati con un editore a pagamento, basta che nella bio tu non scriva l’editore accanto al titolo e sei a posto.)

Se sei uno scrittore, sei uno che ne sa. E se sei uno che ne sa, puoi farti pagare per consigliare altri che non ne sanno.

Ecco dunque che il professionista sceglie due principali campi d’azione: quelli più battuti e interessanti ma anche quelli in cui, in realtà, non occorre avere formazione e competenze specifiche (poi certo, potrebbe anche essere che, prima o poi, il professionista inizi a tradurre con Google Translate).

Dall’alto della sua esperienza ed autorevolezza, recensisce libri e intervista autori facendosi pagare. E fin qui, sembrerebbe anche normale: il lavoro aggratis piace a pochi. Se però si fa pagare dagli autori anziché dalla testata per cui scrive, Houston, abbiamo un problema. Le recensioni a pagamento sono evidentemente fuffa: il professionista ancora non se n’è accorto o, più probabilmente, fa finta di niente e propone i suoi servigi ad esordienti che spera abbocchino (sì, abboccano…).

Il professionista, che se ne intende talmente tanto di cura del testo da ignorare come si scriva la e maiuscola accentata e da non saper mettere le virgole neppure nei suoi status su Facebook, si propone poi come editor. Perché solo lui sarà sincero e impietoso, solo lui ti scoverà il refuso, solo lui farà brillare il tuo manoscritto di luce propria. Perché chi sa scrivere sa editare, giusto? No, non sempre, proprio come chi sa editare non è detto che sappia scrivere. Proprio come c’è chi non sa né scrivere né editare.

Ma anche di questo il professionista non si è accorto − e gli sfugge anche che dirsi professionista non equivale ad esserlo.

Una risposta a “Il gabinetto degli scrittorrori: il professionista”

  1. Sergio Bertoni dice: Rispondi

    Esilarante! e, purtroppo, tristemente vero.

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