La Gastarbeiterliteratur, letteratura dell’emigrazione

60-jahre-und-weiterIn questi mesi le associazioni e istituzioni italiane in Germania organizzano fior fior di eventi per celebrare un anniversario importante: il 20 dicembre 1955 veniva, infatti, firmato l’accordo bilaterale per il reclutamento di manodopera italiana in Germania.

Sabato scorso ho partecipato con piacere ed emozione ad una serata particolare, 60 anni e poi? – 60 Jahre und weiter? che, partendo da questa ricorrenza, ha dato la parola a poeti e scrittori protagonisti della letteratura dell’emigrazione.

Quattro milioni furono i Gastarbeiter, i lavoratori ospiti, in Germania: l’integrazione nella società tedesca fu per certi versi molto complicata, per altri più che fruttuosa. Gli italiani arrivavano con valigie di cartone e portavano abitudini diverse, modi di fare diversi: erano “strani”. Soffrivano di un’indicibile nostalgia verso il proprio Paese; molti in effetti tornarono poi in Italia, altri decisero di rimanere, altri ancora sposarono donne tedesche.

Gli italiani residenti in Germania sono al momento 700.000 e quelli arrivati negli ultimi anni sono soprattutto professionisti, imprenditori, ricercatori, artisti. Ma già negli anni Ottanta a Fröndenberg, cittadina di circa 20.000 abitanti del Nord Reno Vestfalia, si riuniva un gruppo di giovani italiani intenzionati a diventare scrittori, che contribuì decisamente all’affermarsi della letteratura interculturale: i Gastarbeiter, dunque, non sapevano solo lavorare, ma pure scrivere − e questa fu una vera rivelazione.

La lettura collettiva che si è tenuta presso la Kulturschmiede di Fröndenberg ha visto alternarsi sul palco alcuni tra i più rappresentativi narratori e poeti della letteratura dell’emigrazione italiana in Germania: Franco Biondi, Gino Chiellino, Chiara de Manzini-Himmrich e Giuseppe Giambusso.

Federica Marzi, che ha conseguito il Dottorato di Ricerca presso l’Università di Trieste e la Heinrich-Heine-Universität Düsseldorf con una tesi dedicata alle “rappresentazioni e scritture dell’altro nell’emigrazione italiana in Germania” (pubblicata col titolo In terra straniera da Campanotto Editore), li ha introdotti evidenziando di ognuno le peculiarità, poiché ognuno − com’è ovvio − ha sviluppato un’attitudine diversa nei confronti dell’esperienza dell’emigrazione e dell’interculturalità, e ognuno ha fatto un uso diverso dell’italiano e del tedesco nelle proprie opere. gastarbeiterliteratur

E così Franco Biondi, “poeta e romanziere affascinato dalla lingua tedesca“, ha letto un estratto del suo romanzo Die Unversönlichen, pubblicato nel 1991 e ripubblicato recentemente. (Di suo io avevo, invece, la silloge Giri e rigiri – laufend)

Gino Chiellino (“un virtuoso della poesia in lingua tedesca“), di cui avevo apprezzato il lavoro di curatore dell’antologia Es gab einmal di Alpen, ha letto alcune sue poesie dalla silloge Landschaft aus Menschen und Tagen.

Chiara de Manzini-Himmrich, “narratrice in viaggio tra due lingue“, è stata una meravigliosa sorpresa. Ha presentato il suo ultimo lavoro, pubblicato proprio in questi giorni, Il viaggio a Parigi/Die Reise nach Paris: un romanzo bilingue che dà voce a due donne, la tedesca Anna e l’italiana Caterina.

Infine, last but not leastGiuseppe Giambusso: “funambolo tra lingue e culture“, che ha letto anche ma non solo da Quando passa il ramarro/Geht die Smaragdeidechse vorbei. Credo che, tra tutti, sia proprio lui quello che più è riuscito, con la sua poesia, ad esprimere la condizione, le contraddizioni e i tumulti personali di noi emigranti, in bilico tra due patrie e due realtà. Potrete capirlo anche da voi, leggendo queste sue due poesie.

PARTENZE

Già prima di partire

cominciai a tornare

e ogni volta che torno

mi preparo per la partenza

SE CERCATE IL MIO PAESE

Se cercate il mio paese

lo troverete tra due fiumi:

uno che viene

e uno che va.

Se cercate il fiume

che viene

lo troverete disteso

nelle zolfare abbandonate,

coi piedi nel Mediterraneo.

Se cercate il fiume

che va

lo troverete nelle piazze

di tutta la terra.

Una risposta a “La Gastarbeiterliteratur, letteratura dell’emigrazione”

  1. […] scorso mese, purtroppo o per fortuna, due soli acquisti in occasione di questa serata − ma da queste parti non manca mai da leggere, data la quantità di libri che aspetta paziente. […]

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