LA GEMELLA H di Giorgio Falco

Mi sono avvicinata con grandissimo entusiasmo a La gemella H (Einaudi) di Giorgio Falco, storia di una famiglia tedesca dalla Baviera degli anni Trenta alla riviera romagnola dei nostri giorni. Accostato a I Buddenbrook di Thomas Mann (probabilmente il mio libro preferito), vincitore di numerosi premi e finalista al Premio Campiello… ma non è tutto oro quello che luccica.

la-gemella-hLa storia che ci racconta Falco è quella di una famiglia come tante. Hans Hinner è il direttore del giornale di Bockburg, cittadina immaginaria nei pressi di Monaco. È sposato con Maria Zemmgrund, figlia di un invalido di guerra nazista della prima ora, e ha due figlie gemelle: Helga e Hilde. Sono loro a prendere la parola, queste due gemelle che a un certo punto si danno il cambio senza che nulla cambi nella narrazione (è un bene, è un male? Direi la seconda).

La famiglia Hinner attraversa gli anni del nazismo tra ipocrisie e meschinità, “assecondando il flusso di eventi travestiti da soldi“. Acquista per una miseria la villetta degli ebrei Kaumann, continua a mangiare lo strudel preparato con le mele del contadino, il loro cane si chiama Blondie come quello di Hitler, le bambine a scuola fanno temi che si intitolano “La tua domenica tedesca”.

Nel 1940 Maria, a causa di problemi di salute, si trasferisce a Merano insieme alle figlie e particolarmente interessante è il racconto della situazione sudtirolese da un punto di vista tutto sommato nuovo. Lì vedono finire la guerra:

L´Italia sopravvive indifferente, anche nella sconfitta. C´è l´amnistia per i reati politici, militari, Hans Hinner non deve temere nulla. Niente più Argentina o Brasile. L´Italia è per sempre. Andiamo a Milano per due settimane, se ci piace potremmo organizzarci, vivere là.

Così ci troviamo nella Milano del Dopoguerra, poi in quella del boom economico. Helga e Hilde crescono, la prima va a scuola, l´altra lavora alla Rinascente. La famiglia Hinner continua a farsi trascinare dalla storia e dal denaro sonante, dimentica ancora una volta se stessa. Hans intuisce il potenziale del settore turistico e diventa albergatore a Milano Marittima. L´Hotel Sand è l´ambientazione della seconda metà del libro, che vede le gemelle diventare donne e, sempre più, fare ognuna il proprio percorso di vita.

Mi pare che La gemella H sia un libro ambizioso, che ha dei meriti — la trama in sé, alcuni spaccati e immagini particolarmente ben riusciti, l´idea di parlare di grandi cose attraverso le tutto sommato mediocri storie dei singoli — e perciò non sconsigliabile, ma che non dà tutto ciò che promette. Se l´inizio è coinvolgente, man mano che si procede la narrazione perde ritmo, fino ad arrivare ad un finale che lascia una sensazione di incompletezza.

Niente a che vedere, di sicuro, con I Buddenbrook: l´accostamento a cui accennavo più sopra è ardito, non basta mettere insieme saga familiare e Germania per avvicinarsi a Thomas Mann.

La scrittura di Falco è molto particolare: una prosa poetica, ricercata ma asettica — immagino si tratti di una precisa scelta, quella di limitarsi a descrivere mettendo da parte l´introspezione psicologica, addirittura le emozioni.

La gemella H non è una lettura facile né scorrevole, ci sono motivi di perplessità eppure in qualche modo ne vale la pena, a maggior ragione se si è appassionati di questo genere di romanzi.

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Giorgio Falco, La gemella H, 360 pagine, Einaudi, 2014

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