L’AFFARE VIVALDI di Federico Maria Sardelli

L’affare Vivaldi di Federico Maria Sardelli è un romanzo eccezionale e sorprendente.

Sardelli, uno dei massimi esperti di Antonio Vivaldi, ricostruisce in questo suo esordio da narratore – con dovizia documentaria e grandissima ironia – le vicissitudini dei manoscritti del compositore delle Quattro Stagioni.

Una storia che, per quanto possa sembrare invenzione narrativa, “è davvero andata così”, come ribadisce lo stesso autore nella sua nota.

Il romanzo si apre con il messo del tribunale che bussa alla porta di casa Vivaldi, in Calle de’ Favri a Venezia, il 27 maggio 1740. Vivaldi, inseguito dai creditori, è già partito per Vienna, dove morirà in miseria l’anno successivo. Francesco, uomo di spirito e d’intelligenza, riuscirà a salvare i manoscritti del fratello dalle procedure giudiziarie.

Le partiture autografe del Prete Rosso scompaiono però per quasi due secoli, passando di mano in mano – tra cessioni a bibliofili e lasciti ereditari ai Salesiani – e perdendosi nelle pieghe del tempo.

La loro riscoperta si deve, negli anni Venti del Novecento, a due tenaci studiosi torinesi: Luigi Torri, direttore della Biblioteca Nazionale di Torino, e Alberto Gentili, musicologo dell’Università di Torino.

Tenaci poiché lo Stato e la Storia mettono il loro zampino in questa vicenda singolare. Da un lato lo Stato nega il suo sostegno ai due, che si trovano a “cavarsela da soli” nella catalogazione e acquisizione di un patrimonio inestimabile e dovranno farsi venire in mente più di una idea geniale. Dall’altro i venti della Storia sono tutt’altro che favorevoli: i due vengono perfino invitati  a Roma dal Duce in persona per riferire del loro lavoro sulle opere vivaldiane (memorabile la scena del loro colloquio), ma ciò non li proteggerà dalle conseguenze che il fascismo e le leggi razziali hanno in serbo per loro.

In capitoli alternati, che vanno avanti e indietro nel tempo e cambiano di volta in volta collocazione geografica, Sardelli ripercorre questo “grande enigma culturale” proponendocelo sotto forma di appassionante romanzo storico, intriso di ironia e dalla lingua sempre vivace e ricca.

Le collezioni Foà e Giordano, forse le vere protagoniste del libro e la cui istituzione ha radici commoventi, sono tutt’oggi nella Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e parzialmente visionabili online.

Nel testo viene citato più volte un particolare brano di Vivaldi: In memoria eterna, dal Beatus Vir RV 597. Sardelli, nella sua nota, scrive:

Raccontare la musica a parole è come parlare del cibo: non si può capire finché non lo si assaggia. Spero quindi che a qualcuno venga voglia d’andarsi ad ascoltare quel brano.

Voi ascoltatelo prima: quasi sicuramente vi verrà voglia di correre a leggere L’affare Vivaldi. E bene fareste – che siate melomani o meno.

***

Federico Maria Sardelli, L’affare Vivaldi, 304 pagine, Sellerio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *