Pordenonelegge 2016: gli incontri

pordenoneleggeEd eccoci finalmente a parlare degli incontri di pordenonelegge, a una settimana dalla conclusione del festival.

IL VENERDÌ: MUSICA

Uno degli incontri più interessanti a cui ho partecipato è stato proprio il primo, la presentazione di Celeste e infernale di  Piero Rattalino (edito da Laterza), un romanzo epistolare su Beethoven e la musica nella Vienna del Congresso. Non ho — colpevolmente e consapevolmente, ho preferito ascoltare e basta — preso appunti, affidandomi al mio vicino di posto Recensireilmondo (sinergie tra blogger), che ne ha scritto un gran bell´articolo con tanto di repository musicale.

Per quanto riguarda Daniele Biacchessi e il suo Storie di rock italiano (Jaca Book), l´incontro è stato più che altro un lungo monologo in cui l´autore ha snocciolato nomi di gruppi degni di nota ed esperienze della sua lunga carriera — e ci ha ricordato che siamo una nazione che ha avuto primi in classifica Al Bano e Romina. Ma lui è un tipo tosto e anche simpatico, e soprattutto ci ha regalato il tormentone di pordenonelegge e dei mesi a venire: “Queste canzoni non sono ancora state scritte” (che parrebbe non avere senso, e invece per come lo dice Biacchessi ce l´ha).

IL SABATO: LETTERATURA

Il dibattito del sabato mattina tra Paolo Di Paolo e Giorgio Ficara faceva il punto sullo stato della letteratura italiana. Se è vero che la lingua italiana è la quarta più studiata al mondo, perché la letteratura italiana è invece minoritaria, debole? Le ragioni sembrano risiedere negli scrittori stessi, che “hanno perso la tradizione“, che non “sentono la responsabilità” nei confronti di chi c´è stato prima, di loro stessi e del lettore (ci sono autori che “si divertono più del lettore“, addirittura ci sono autori che vorrebbero scrivere in inglese, abbandonando così la precisione espressiva della propria madrelingua, solamente per guadagnarsi una fetta di pubblico più ampia). La nostra, a detta dei due, è una letteratura “fatta ormai di gesti non letterari“, fragile proprio perché priva di consapevolezza. Ma il saggio da cui muove questo incontro, Lettere  non italiane (Bompiani) viene definito da Ficara “fintamente pessimista“, poiché comprende nella seconda parte proposte di lettura. Gli autori validi ci sono, basta scovarli dunque (ma noi lo sapevamo già).

Alla presentazione de La scuola cattolica (Rizzoli) di Edoardo Albinati, invece, si è disquisito  tra le altre cose del romanzo e dei suoi confini. Albinati arriva a definire ingannevole quella dicitura sul suo libro, e aggiunge: “Chi se ne frega se è un romanzo oppure no“. Filippo La Porta dice che “il romanzo divora“, sottolinea che si tratta ormai di un genere editoriale e non più letterario (basti pensare che anche Gomorra era stato così classificato), che andrebbe piuttosto riscoperta la definizione generica di libro. E invita di conseguenza i lettori a non cercare, in libreria, i romanzi ma i libri.

L´ultimo incontro di sabato è stato quello, moderato sempre da Filippo La Porta, con Romano Luperini (La rancura, Mondadori) e Antonio Moresco (L´addio, Giunti). Cos´è la letteratura? Quella che usa il passato come forza interrogante, che apre un dialogo con esso (e con i morti), tenendo sempre presente — come dice Luperini — che “difendere il passato è difendere il futuro“. “Il lettore deve risvegliare la verità di ogni libro“, afferma in conclusione La Porta: il problema è quando ci troviamo davanti a libri che, di verità, non ne contengono.

LA DOMENICA: SCRITTRICI

Non faccio della letteratura una questione di genere, ma mi è saltato all´occhio che i protagonisti dei due giorni precedenti erano tutti uomini e che invece la domenica è stata riservata agli incontri con due autrici: Elena Stancanelli e Zeruya Shalev.

Sono andata a sentire con gran curiosità Elena Stancanelli che dialogava con Chiara Valerio sul suo La femmina nuda (La nave di Teseo) — la mia recensione qui. Lei si definisce “una devota dell´idiozia in senso lato“, e La femmina nuda racconterebbe dell´”irrompere della stupidità nella vita delle persone“. Chiara Valerio è una moderatrice brillante, la Stancanelli mi ha lasciato più che perplessa: non so se per le sue risposte, per il suo stare più o meno stravaccata sulla sedia (perdonatemi se mi sconvolgo per queste cose) o per il racconto con cui ha concluso l´incontro (sicuri di volerlo sapere? La sua cagnetta Mina avrebbe dovuto accoppiarsi con Leaf, i due cagnetti vengono lasciati soli in terrazza ma Leaf, molto emozionato, cade dal settimo piano e ne esce pure incolume — perciò viene ribattezzato Life). Insomma, di letteratura neanche l´ombra, solo un certo gusto trash che ci ha fatto rivivere le ultime pagine del libro.

L´incontro con Zeruya Shalev si preannunciava stimolante. Autrice israeliana definita “archeologa dell´anima“, in Dolore (Feltrinelli) racconta di come un attentato terroristico rompa gli equilibri personali minimi di una donna. “Non è facile essere scrittori israeliani e trasmettere una visione personale anziché prettamente politica“, afferma. Il moderatore Alessandro Mezzena Lona ha guidato l´incontro concentrandosi su questioni decisamente più generali, su curiosità fini a se stesse, quando invece di materiale “caldo” ne avrebbe avuto a iosa. La Shalev è nata scrittrice? Sì, da bambina scriveva poesie sui gatti, crescendo sulla guerra. Per lei è stato naturale scrivere, “come respirare“, avendo in famiglia numerosi scrittori e poeti. Avrebbe voluto fare la psicologa ma, data la sua estrema sensibilità, ha capito che sarebbe stato meglio occuparsi del mondo interiore dei suoi personaggi anziché di uomini in carne ed ossa. La Shalev come fa a combinare lavoro e famiglia e scrivere comunque (sic!) libri così belli? Lei ha ringraziato per l´empatia e ha risposto dicendo che è una sfida, che occorre disciplina, che ce la mette tutta eccetera eccetera, ma davvero se di fronte ad un´autrice la domanda che ci viene in mente è questa, abbiamo dei problemi. Spazio alle domande del pubblico, ed è un ragazzo a chiederle come si pone nei confronti della politica israeliana, già condannata da altri autori: “Non dipende solo da noi, cerco di mantenermi bilanciata“, dice. Racconta di far parte di gruppi di donne per la pace, che la sua visione è che tutti i moderati debbano unirsi contro tutti gli integralisti e, addirittura, che forse più che un politico ci vorrebbe uno scienziato per risolvere la questione medio orientale. Mi sono chiesta se l´autrice non sarebbe stata più sciolta se avesse potuto esprimersi nella sua lingua anziché in inglese, in ogni caso è riuscita a destare l´interesse e anche io la leggerò.

Il bilancio della mia prima esperienza a pordenonelegge, come ho già avuto modo di dire, è stato positivissimo. Ci si vede l´anno prossimo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *