Sie breve e arguto ~ Amore

Torna, a distanza di un po´ di tempo, Sie breve e arguto – rubrica che garantisce sulla brevità e ci prova con l´arguzia. Stavolta vi racconto di alcuni libri letti negli ultimi mesi, che potrebbero essere tutti ricompresi sotto la voce “amore“. Kafka, Kundera, Buzzati, Zweig e un altro paio d´altri autori: ognuno di loro ha tratteggiato il sentimento più forte e complesso del mondo a suo modo, con risultati sorprendenti.

Ho riletto Madame Bovary di Gustave Flaubert (in un´edizione “vintage” Mondadori del 1983, tradotta da Diego Valeri) a distanza di dieci anni e questa volta mi ha colpita in pieno petto. Il romanzo procede piuttosto lento, ma è una lentezza che in pochissimi casi diventa noia. La storia di Emma Bovary è ben nota e non si rischia spoiler: provinciale insoddisfatta, adultera e suicida, paga con la rovina di sé e della sua famiglia la sua incapacità di trovare una via di fuga al divario sempre crescente tra ambizioni e realtà. Insieme ad Anna Karenina di Tolstoj e Effi Briest di Fontane (che ho intenzione di leggere nel corso di quest´anno), Madame Bovary forma la cosiddetta “trilogia sul matrimonio“: romanzi scritti nel XIX secolo, che finiscono male, centrati sull´adulterio dal punto di vista femminile.

Lettera di una sconosciuta di Stefan Zweig (traduzione di Ada Vigliani, Adelphi) è un romanzo breve e struggente, epistolare e perciò ancora più ricco di pathos. Una storia d´amore assoluto e non ricambiato. Un famoso scrittore ricevere una lettera anonima il giorno del suo compleanno: il mittente è una donna che lo ha amato sin da quando era ragazzina, ma che per lui altro non è stata – è, e sarà – che una sconosciuta.

Che io ami Franz Kafka è cosa nota, è stato il mio primo grande amore letterario in adolescenza. Non avevo ancora letto, però, le sue Lettere a Milena (traduzione di Ervino Porcar, Mondadori), in cui si ritrovano, in tutto e per tutto, lo stile, le immagini, i tormenti e le angosce della narrativa kafkiana. Eppure si scende ancora più in profondità nel “Kafka-uomo“, scoprendovi tra l´altro una tenerezza straordinaria (“Sono stanco, non so nulla e non vorrei che posare il viso nel tuo grembo, sentire la tua mano sul mio capo e rimanere così per tutte le eternità“). Un sogno impossibile, un amore nato e cresciuto tra le parole, un libro che chi ama Kafka deve proprio leggere. (Invito anche a scoprire di più su chi fosse la donna tanto amata da Kafka: Milena Jesenská, scrittrice e traduttrice, membro della resistenza ceca al nazismo, morta nel lager di Ravensbrück.)

Restiamo in Cecoslovacchia, da Kafka a Milan Kundera. L´ho conosciuto con Amori ridicoli, raccolta di sette racconti scritti tra il 1959 e il 1968. Kundera mette in luce le contraddizioni dell´uomo e del sentimento amororoso (amore assoluto/amore carnale in primis), racconta della (poca) libertà e dei (tanti) compromessi – e lo fa attraverso situazioni diversissime ma sempre con amara ironia, leggerezza, cinismo e una bella dose di mistificazione. Mi è piaciuto talmente tanto che, a breve distanza, ho letto anche il celeberrimo L´insostenibile leggerezza dell´essere, che tratta in qualche modo i medesimi temi attraverso un “quadrato” amoroso negli anni della Primavera di Praga. Un romanzo ricco di digressioni e spunti di riflessione – chi è il forte e chi il debole in un rapporto amoroso? La leggerezza cui tutti ambiamo, nella vita così come nell´amore, è davvero la soluzione migliore? – ma che a mio parere rimane un passo indietro rispetto agli Amori ridicoli.

Ho comprato Agnes di Peter Stamm istintivamente al Salone del Libro di Torino lo scorso anno, per via del violoncello in copertina. Poi ho scoperto aver avuto grande successo di pubblico e critica quando è uscito nei paesi di lingua tedesca, nel 1998 (in Italia pubblicato da Neri Pozza, tradotto da Francesca Gimelli) ed essere stato definito “una semplice e bella storia d´amore tra giovani Werther del Duemila“. Una definizione calzante, anche se non la definirei bella perché è una storia d´amore dolceamara e pervasa di malinconia, che racconta la difficoltà d´amare del nostro tempo e le fragilità di fronte alle quali ci pone l´amore. Agnes non immagina nemmeno cosa succederà, quando chiede al suo compagno “Perché non scrivi una storia su di me?” – e nemmeno il lettore, in effetti.

Concludiamo con Un amore di Dino Buzzati, definito da Montale “il più bel romanzo italiano del Novecento“. Flussi di coscienza e stile molto particolare (intere pagine senza punteggiatura, per dirne una) rendono la lettura non sempre così scorrevole, ma rendono perfettamente l´idea dei tumulti interiori del protagonista: insomma, andava scritto così. L´amore di Un amore è  la passione di un borghese di mezza età per una giovanissima prostituta, è un amore che nasce e cresce inaspettatamente, a dispetto di tutto e di tutti. Un amore che diventa ossessione, che si spinge fino all´umiliazione e alla perdita di se stessi. Un amore non sano, un amore che in realtà amore non è.

Dunque amate, leggete e… alla prossima, ciao!

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