Top & Flop #12

banner_top_e_flopLe news letterarie di questo appuntamento con Top & Flop sono entrambe dello scorso sabato.

Sono stati pubblicati i risultati della Classifica di Qualità di la Lettura, che ha eletto Il cardellino romanzo dell’anno.

Sul Romanzo, invece, ha reso noti i dati di un’inchiesta sul mondo delle case editrici a pagamento

IL TOP

coverIl cardellino di Donna Tartt è stata una delle mie letture preferite del 2014. Dunque, il fatto che sia stato eletto miglior romanzo dell’anno dalla giuria di la Lettura mi ha trovato totalmente d’accordo. I 183 tra redattori e collaboratori del supplemento culturale del Corriere della Sera hanno espresso ciascuno un Podio di Qualità, nominando le tre migliori uscite del 2014. Il secondo titolo nella Classifica di Qualità è Giuda di Amos Oz, terzo Il Capitale nel XXI secolo di Thomas Piketty. Solamente al quarto posto il primo italiano, Sandro Veronesi con Terre rare.

IL FLOP

NOEAPDi Eap e NoEap si parla molto, ormai. Ma, proprio per questo, il blog letterario di Sul Romanzo si è posto una semplice domanda:

Per quale ragione in Italia, nonostante la non poca informazione online, le case editrici a pagamento continuano a essere vive e vegete, e a essere presenti in numerosi eventi di editoria e letteratura?

Grazie a un “orribile romanzetto giovanile” inedito (in cui sono state, peraltro, volutamente inserite alcune incongruenze), Morgan Palmas ha condotto un’inchiesta che ha visto coinvolte ben 151 case editrici a pagamento.

I risultati sono prevedibili (proposte di pubblicazione a pagamento − in media, 1.370 euro − che arrivano alla velocità della luce, zero distribuzione, delle volte nemmeno l’ISBN), niente di nuovo sotto il sole: ed è questo il Flop, il fatto che certe realtà si autodefiniscano editoria quando editoria non sono e, talvolta, vengano trattate da editoria da chi di editoria si occupa; il fatto che c’è ancora chi è disposto a farsi spennare, nonostante si abbiano oggi tutti gli strumenti per capire che non è una buona soluzione.

Vale davvero la pena leggersi l’intero articolo per meglio capire come agiscono, nella pratica, gli “editori” a pagamento; per capire il “contesto dai tratti imbarazzanti” in cui l’Eap si muove e prolifera; per capire perché non è proprio il caso di pubblicare a pagamento. Repetita iuvant. Si spera.

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