LUI È TORNATO di Timur Vermes

Da un po’ non mi succedeva di rimanere così entusiasta di un libro. Col senno di poi mi dispiaccio di non averlo letto prima, ma avevo i miei buoni motivi: 1) la mia naturale diffidenza nei confronti dei “casi letterari” (600.000 copie vendute); 2) una lunga indecisione tra la lettura in lingua originale o in italiano (risolta a favore della seconda opzione). Non esito a definire Lui è tornato di Timur Vermes un capolavoro: un romanzo difficilmente classificabile, assolutamente da non perdere.

Il “lui” che è tornato, si capisce fin dalla copertina (riuscitissima), è Adolf Hitler. Proprio lui nel 2011 si risveglia, in uniforme, in un campetto sportivo di Berlino. Cosa succederà?

Il mondo, dopo quasi settant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, ricorderà ancora cosa ha significato il nazismo, saprà riconoscere il pericolo? E lui come riuscirà ad ambientarsi in una società che è tutta un’altra rispetto ai suoi tempi, ad imporre (nuovamente) le sue idee?

Hitler diventerà un’icona della televisione tedesca e il personaggio più cliccato su YouTube, considerato dall’intera Germania un attore campione di method acting (ovvero, l’attore si cala il più possibile nel personaggio che intende interpretare, acquisendone abitudini, atteggiamenti, ecc.).

C’è chi lo trova di cattivo gusto, c’è chi lo osanna. C’è chi ride dei suoi sproloqui e lo saluta “scherzosamente” col braccio teso; c’è chi è convinto che, dietro la caricatura, ci sia l’impegno di ridicolizzare l’estrema destra.

Di certo, comunque, nessuno lo prende sul serio. A parte se stesso, che invece sa benissimo qual è la missione che la Provvidenza gli ha (nuovamente) affidato.

Hitler non nega mai di essere “lui” e non dubita che i suoi interlocutori ne siano altrettanto consapevoli… anche nei suoi monologhi, non mitiga né nasconde il suo pensiero e riesce comunque ad ammaliare i telespettatori, ad incantare le masse proprio come negli anni Trenta. La propaganda, ancora una volta, funziona a meraviglia: piano piano qualcosa cambia e, forse, qualcuno oltre a lui inizia ad essere convinto che “non era tutto sbagliato“.

Ma il punto di forza di questo romanzo va molto al di là della trama.

È un avvertimento: può riaccadere. Si è increduli di fronte alle reazioni delle persone che gravitano intorno ad Hitler, delle volte indignati, ma si è anche consapevoli che − paradossalmente − è tutto molto, fin troppo realistico. L’ideologia di “lui”, d’altronde, non si può certo considerare estinta − onestamente, credo molto più nel nostro Paese che in Germania −, seppur mitigata dal politically correct e da qualche residuo di decenza (anche se, a onor del vero, chi veste di verde o di nero di decenza ne ha ben poca…).

È un avvertimento che arriva anche attraverso la comicità… perché i pensieri del Führer e le situazioni in cui viene a trovarsi hanno indubbiamente un che di comico. Ma è una comicità pirandelliana, quel sentimento del contrario che fa prima ridere e poi piangere. E, inevitabilmente, riflettere sulla pagina più nera del Novecento.

È, inoltre, il ritratto della nostra società, nel bene e nel male − con gli occhi di chi proprio non la conosce, e perciò ancora più incisivo. All’inizio, Hitler incappa in telefoni portatili tuttofare che disperdono l’attenzione di chi li usa; nelle potenzialità infinite dell’Internez che, ingenuamente, immagina inventato da almeno mezzo secolo; in donne che raccolgono gli escrementi dei loro cagnolini (saranno già state sterilizzate, quelle pazze?); in giovani con degli strani auricolari sempre nelle orecchie (il governo vorrà evitare che prendano coscienza, considerando i loro evidenti ritardi culturali e linguistici?); in televisori piatti che scambia per appendicamicie; in legislazioni che ammettono l’aborto, togliendo così alla futura Germania quattro o cinque divisioni di soldati.

Tutto mi aspettavo, tranne che Hitler raccontasse in prima persona gli avvenimenti. È un Hitler spaventosamente plausibile: l’autore ha letto e studiato molto, ed è riuscito in maniera ineccepibile ad entrare nella sua psicologia. Il linguaggio, coerentemente, è burocratico e d’altri tempi (ecco perché non solo non mi pento, ma sono ben contenta di aver approfittato del lavoro della traduttrice Francesca Gabelli). I riferimenti storici, i personaggi citati, aneddoti di vita quotidiana e di guerra sono tutti documentati in una lunga appendice. Un lavoro certosino, nonostante si tratti di un romanzo e, quindi, ci si potesse prendere molta più libertà.

In definitiva, Lui è tornato è un libro a prima vista leggero, scorrevole e pure divertente, ma al contempo importante, attuale e spietato come pochi. Consigliatissimo.

lui-e-tornato-copertinaAutore: Timur Vermes
Titolo: Lui è tornato
Pagine: 443
Traduttore: Francesca Gabelli
Editore: Bompiani
Prezzo: € 18,50 (cartaceo), € 8,99 (e-book)

2 risposte a “LUI È TORNATO di Timur Vermes”

  1. […] così come caso letterario è stato il libro di Timur Vermes dal quale è stato tratto e di cui qui trovate la mia entusiastica recensione. Un film […]

  2. […] 2015 Lui è tornato (qui la mia recensione) diventerà un film. Proprio qualche giorno fa sono iniziate le riprese della […]

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