La mia Memoria

KZ Sachsenhausen (Oranienburg)

La mia Memoria vive tutti i giorni: da sempre è stato così, e ancor più da quando mi sono trasferita in Germania.

Il supermercato più vicino dista cinque minuti a piedi da casa mia, e in quei cinque minuti di strada incontro una statua e nove Stolpersteine (l’anno scorso vi raccontai la storia di Roby, partendo dalla sua pietra d’inciampo). Un esempio, tra i mille che potrei fare, di quanto la Memoria faccia parte davvero, ormai, della mia vita quotidiana.

Non c’è bisogno della Giornata della Memoria per “non dimenticare”, è vero.

KZ Sachsenhausen (Oranienburg)

D’altronde, non era la Giornata della Memoria quando andai a Terezín, né quando andai a Sachsenhausen.

Lo sarà però domani, quando andrò al KZ Schwerte-Ost − uno dei tanti Außenlager del campo di concentramento di Buchenwald −: un piccolo campo, che ha contato al massimo 701 internati e che è stato attivo per nemmeno un anno, dall’aprile del 1944 al 29 gennaio 1945.

Si trova a pochi chilometri da dove abito.

Perché non ci sono andata prima? Perché non ne ho avuto il coraggio. Perché avere un campo di concentramento così vicino a me, alla mia casa, alla mia vita mi spaventava. Mi spaventa.

Non c’è bisogno della Giornata della Memoria per “non dimenticare”, certo, ma è un’occasione in più per fermarsi a riflettere. Per capire quanto sia importante tenere viva la Memoria. E per fare entrambe le cose bisogna calarcisi fino in fondo, in quegli orrori. Leggere (io vi consiglio questo e le ultime uscite più interessanti, segnalate in questo articolo su Il Club del Libro.it), ascoltare, informarsi, ma soprattutto guardare con i propri occhi quei luoghi: è doloroso, è devastante, ma è necessario.

Un sorso in più – Carmen Consoli

Ricordo il freddo massacrante
i timidi lamenti della mia gente
ammassati stipati dentro un treno merci
due giorni e due notti senza dormire
e ben presto avremmo smesso di parlare, ben presto

ricordo il freddo massacrante
il giorno che perdemmo per sempre i nostri figli
affamati assetati privati dei nostri vestiti
ed era come ingoiare vetro

e ben presto avremmo smesso di parlare
ben presto avremmo smesso di capire
ed ho imparato a bere sempre un sorso in più
ed ho imparato sempre a bere un sorso in più
di quanto ne avessi realmente bisogno
di quanto ne avessi realmente bisogno
un giorno potrei avere sete

ricordo il freddo massacrante il timore di affondare
in un letto di carboni ardenti
quale logica o legge di vita potrà mai spegare
la diabolica impresa di quegli uomini eletti

ed ho imparato a bere sempre un sorso in più
ed ho imparato a bere sempre un sorso in più
un giorno potrei avere sete.

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