La mia Memoria, il 27 gennaio

La mia Memoria vive tutti i giorni, dicevo ieri, ma il 27 gennaio un po’ di più.

Oggi, tra una cosa e l’altra, ho camminato quasi quindici chilometri. Sono stanca, ho mal di schiena, ma sono “soddisfatta” − se così si può dire, date le circostanze.

Ci sono arrivata per una stradina isolata, deserta e spettrale, al KZ Schwerte-Ost.

In una zona industriale in cui trovano posto anche campi da tennis e villette a schiera, c’è quel che resta di un campo di concentramento.

Con il suo carico di energia negativa e di orrore, ché 701 uomini o 12.000 non fa differenza.

Ho varcato il cancello con il cuore pesante. Ha subito iniziato a diluviare, come se il meteo avesse percepito il mio umore.

Col cappuccio in testa ho girovagato, ho osservato, ho riflettuto. In verità, il campo è davvero piccolo e in piedi è rimasto ben poco. Le baracche delle SS, esterne al campo, negli anni sono state interamente ristrutturate e convertite agli usi più disparati (al momento, con grandi polemiche, servono da alloggi per profughi).

C’è un monumento straziante, opera dello scultore Horst Wegener: un monumento che urla, in tutti i sensi. Impossibile non provare una fitta di dolore, guardandolo.

La visita è stata piuttosto breve. Poi ho ripreso a camminare.

I piedi mi hanno portata dove evito accuratamente di passare, quando mi trovo da quelle parti: mi hanno portata nel luogo, nel centro di Schwerte, in cui si trovava la Sinagoga, distrutta durante la Notte dei Cristalli e mai più ricostruita.

Ora c’è un “buco” tra i palazzi. E ci sono alcune lastre metallliche su cui sono incisi i nomi dei cittadini ebrei deportati: come è facilmente immaginabile, solo una piccolissima parte è sopravvissuta ai lager nazisti.

Tutto talmente triste, sfiancante. Ma tutto così utile, necessario.

Mi ci si sono voluti un cappuccino e una fetta di torta al cioccolato nel mio caffè preferito, prima di (pensare di) tornare alle mie occupazioni quotidiane. E devo dire che l’angoscia, ancora, non si è del tutto sedata.

È stata una giornata particolarmente intensa, questa, ma la mia Memoria sta sempre lì: anche domani, che non sarà più Giornata della Memoria.

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